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🔬 La scienza dice che...

“La chiusura degli impianti sportivi è stata una misura necessaria e coerente nella prima fase della pandemia. Le conoscenze circa la modalità di trasmissione del virus erano ancora non del tutto note ed il principio di massima precauzione era l’unico possibile.

A distanza di più di anno la chiusura massiva degli impianti indoor crea senz’altro problemi seri tanto quanto la pandemia stessa. L’approccio delle autorità sanitarie è rimasto sostanzialmente lo stesso, seguire l’evoluzione dei contagi e chiudere tutte le attività che si ritenga favoriscano la trasmissione del virus.

Oggi abbiamo la certezza che il virus si trasmetta direttamente da un soggetto infetto ad una persona che sia a distanza critica e senza barriere protettive. È oramai documentato che la trasmissione “aerea” avviene solo in condizioni estreme quali ambienti ristretti, densamente affollati ed a limitata circolazione d’aria, mentre il contagio tramite superfici contaminate è stato dapprima ridimensionato ed ora completamente escluso. Queste conoscenze sono fondamentali per poter decidere quali attività possano essere svolte ed a quali condizioni.

La maggioranza degli impianti sportivi di qualità ha fatto importanti investimenti nel trovare soluzioni dove l’attività fisica possa essere svolta in grande sicurezza (vale la pena di dare descrizione esemplificativa di alcune delle misure in atto….tipo partizioni in plexiglas, distanza tra ogni individuo, areazione, gestione dei flussi di ingresso ed uscita, spogliatoi etc) .

I tempi sono maturi per passare da una fase di gestione passiva (chiusura) ad una gestione attiva: verifica delle misure in atto, controllo rigoroso del rispetto, raccolta dati sulle reali fonti di contagio, ed eventuali misure complementari quali l’utilizzo di diagnostica rapida ed accesso ai soli negativi. Le autorità sanitarie hanno secondo me tutti gli elementi ed i mezzi potenziali per consentire la ripresa delle attività ginnico sportive (incluse quelle acquatiche) in maniera controllata e sicura. Se poi ragioniamo in termini comparativi, rispetto alla situazione del trasporto pubblico o della scuola, c’è veramente molto spazio di intervento immediato. La spesa per controllo capillare ed efficace che consenta la ripresa di attività costituisce un investimento e non è certamente superiore alla spesa di sussidio e sostegno passivo che non può essere protratta sine die ed è totalmente improduttiva.“

Prof Guido Rasi
Microbiologia UniversitĂ  Tor Vergata

Ex Direttore esecutivo EMA
Agenzia del Farmaco Europea

Ex Direttore Generale AIFA
Agenzia del Farmaco Italiana

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